Coefficienti più bassi, montante più alto: cosa significa per chi lavora e fa impresa, e perché la continuità contributiva conta più che mai.
Se lavori da dipendente, hai una partita IVA o guidi un’azienda tua, probabilmente ti sei chiesta più di una volta a quanto ammonterà la tua pensione. Dal 1° gennaio 2027 entrano in vigore due novità che riguardano proprio il calcolo dell’assegno.
Come funziona la pensione contributiva, in sintesi
Per i periodi lavorati con il sistema contributivo, l’assegno si calcola così: montante contributivo × coefficiente di trasformazione.
Il montante è l’insieme dei contributi versati nel tempo, rivalutati ogni anno. Il coefficiente è una percentuale che dipende dall’età in cui esci dal lavoro: più tardi esci, più è alto. Ogni due anni i coefficienti vengono rivisti in base ai dati demografici dell’ISTAT.
Novità numero 1: i coefficienti scendono
Un decreto del Ministero del Lavoro del 16 ottobre 2026 ha aggiornato i coefficienti per le età tra 57 e 71 anni. I nuovi valori sono più bassi di quelli del biennio 2025-2026:
| Età di pensionamento | Prima | Dal 2027 |
|---|---|---|
| 64 anni | 5,088% | 5,009% |
| 67 anni | 5,608% | 5,514% |
La riduzione è di circa l’1,5-2%, a seconda dell’età. Vale solo per le pensioni che decorrono dal 2027 e non tocca quelle già in pagamento.
Novità numero 2: il montante cresce del 6,3359%
Per il 2026 il tasso di rivalutazione dei montanti, legato alla crescita del PIL nominale degli ultimi cinque anni, è pari al 6,3359%. Significa che i contributi accumulati fino al 31 dicembre 2025 vengono moltiplicati per 1,063359. I contributi versati nel 2026 si aggiungono invece senza questa rivalutazione.
Facciamo due conti
Ipotizziamo un montante di 200.000 euro a fine 2025 e un’uscita a 67 anni.
- Con il vecchio coefficiente: circa 11.216 euro lordi l’anno.
- Con il montante rivalutato (circa 212.672 euro) e il nuovo coefficiente: circa 11.727 euro lordi l’anno.
Anche a 64 anni il saldo è positivo: da circa 10.176 a circa 10.653 euro lordi annui. È una simulazione semplificata, che non considera i contributi del 2026 né l’eventuale quota di pensione calcolata con il sistema retributivo. Il tuo caso può essere diverso.
Perché riguarda in modo particolare noi donne
Il sistema contributivo premia la continuità e il livello dei versamenti. Le carriere femminili hanno più spesso interruzioni, part-time, periodi dedicati alla cura di figli e familiari, redditi d’impresa discontinui nei primi anni di attività. Tutto questo pesa sul montante finale, e quindi sull’assegno. Alcune cose da tenere presenti:
- Controlla la tua posizione contributiva. Dall’area personale del sito INPS puoi consultare l’estratto conto e verificare che i periodi lavorati siano tutti registrati.
- Chiedi una simulazione aggiornata. Se sei vicina all’uscita dal lavoro, un consulente può calcolare cosa cambia nel tuo caso concreto.
- Informati sui periodi coperti da contribuzione figurativa o riscattabili, per esempio quelli legati alla maternità o ad alcune assenze dal lavoro. Le regole sono articolate e cambiano nel tempo, quindi è meglio verificarle con un professionista.
- Se sei imprenditrice o lavori in autonomia, ricorda che anche i tuoi versamenti alla gestione previdenziale confluiscono nel montante. Una pianificazione dei contributi può fare la differenza nel lungo periodo.
- Valuta la previdenza complementare come integrazione, soprattutto se la tua storia contributiva è discontinua.
In sintesi
- Dal 2027 i coefficienti di trasformazione sono più bassi.
- Il montante maturato al 31 dicembre 2025 cresce del 6,3359%, e in molti casi questo compensa o supera il calo dei coefficienti.
- Gli effetti riguardano le pensioni liquidate dal 2027, per la parte contributiva.
- Conoscere la tua situazione contributiva è il primo passo per scegliere con più serenità quando e come andare in pensione.
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